Per significativa coincidenza, a distanza di poche settimane dell’intervista a Stefano Boeri, La Repubblica pubblica un servizio sulla mostra del grande urbanista ed architetto olandese Rem Koolhaas intitolata Countryside. The future (Campagna. Il Futuro) aperta al Guggenheim Museum di New York prima della pandemia, poi chiusa e prorogata a fine anno. Un’intervista interessante perché i contenuti della mostra non sono originati dal Covid-19, anche se la pandemia li avvalora!

Boeri e Koolhaas, hanno in comune varie cose: sono nati e vivono in città (Milano e Rotterdam); sono due stelle dell’architettura mondiale (archistar) e grandi urbanisti; condividono l’idea che le città restano importanti, ma il futuro dipende sempre più da come si saprà lavorare nel countryside, in sinergia tra città e campagna.  

Rem Koolhaas, 75 anni, ha dedicato la vita intera al contesto urbano, dal piano urbanistico di Lille, ad infrastrutture metropolitane (aeroporti, stazioni ferroviarie, porti) a edifici pubblici e privati (biblioteche, musei, sedi TV) in ogni parte del mondo.
Ma ora Rem Koolhaas parla di un futuro in campagna, perché il countrysite è in prospettiva il contesto più probabile per uno sviluppo sostenibile del pianeta e la sopravvivenza delle città stesse. Si tratta di una campagna in cui avranno luogo innovazioni e trasformazioni che si conoscono solo in parte.
Studio Rem Koolhaas

La mostra esplora le radicali trasformazioni dei territori rurali e remoti, qui collettivamente identificati come “campagna”, lontani dalle città. Il lavoro di Koolhaas presenta una ricerca originale che affronta urgenti questioni ambientali, politiche e socioeconomiche basandosi sulla selezione di episodi specifici che aiutano a prevedere meglio le future condizioni mondiali.

Obiettivo della mostra è spostare l’attenzione dalla città alla campagna, perché qui ci sono le potenzialità per uno sviluppo sostenibile, persino delle città.

Negli ultimi decenni si è invece studiato quasi solo la città e Rem Koolhaas esprime il proprio disaccordo su molte conclusioni degli studi prevalenti come ad es. il World Urbanization Prospects delle Nazioni Unite che nel 2050 prevede la presenza del 68% degli umani nella città.

Una previsione che rischia di avverarsi se si continua a rilevare il trend senza contrastarlo, come suggeriscono invece scienziati della terra che sostengono la necessità della integrazione tra città e campagna attraverso cambiamenti anche radicali nelle attività agricole e produttive che richiederanno l’uso di tecnologie abilitanti (sempre più disponibili) e l’intervento della politica. Cosa suggerita anche dall’architetto Boeri quando parla di processi governati.

Entrambi gli architetti non ignorano (e non escludono) la visione idealistica della campagna come luogo di ispirazione poetica, ozio, evasione ma si interessano maggiormente alla campagna come territorio complesso in cui la scelta di viverci diventa un’opportunità professionale e di qualità della vita, senza considerare perciò la campagna solo una zona di servizio della città. Per questo citano iniziative di riutilizzo dei territori rurali e di rigenerazioni di borghi antichi in abbandono in Italia (Koolhaas) e in Inghilterra (Boeri).

Quest’ultimo, proprio citando l’esperienza inglese aggiungeva

succederà anche in Italia. Chi ha una seconda casa vi si trasferirà, avendo capito le potenzialità del lavoro a distanza, o vi trascorrerà periodi più lunghi….

Una evoluzione che andrà governataServirebbe una campagna per facilitare la dispersione e anche la ritrazione dall’urbano..L’Italia è piena di borghi abbandonati da salvare. Abbiamo un’occasione unica per farlo.”

Sono temi rilevanti per tutta l’umanità ma le soluzioni per affrontarli sono diverse e hanno un differente grado di urgenza.

Per i borghi minacciati quasi quotidianamente dallo spopolamento la necessità di interventi è assai maggiore rispetto al riequilibrio tra città e campagna in ottica pluridecennale. Per questi luoghi in abbandono è positivo che opinioni di due illustri urbanisti come Boeri e Koolhaas pongano il tema delle aree rurali tra le necessità di riequilibrio della vita sulla Terra, fornendo a loro ed al grande pubblico dei non-esperti una visione sui borghi assai più ampia e, per fortuna, con migliori prospettive rispetto a quelle che emergono dalla letteratura sull’abbandono.

Il riequilibrio città tra e campagna dipenderà in gran parte da organismi sovranazionali, nazionali e regionali distinti e distanti dagli specifici spazi rurali di cui arrestare il declino e da rilanciare.

Ma è sicuramente richiesto un nuovo e più importante impegno ai leader territoriali (Governo ed Agenzie Regionali, Province, Sindaci di migliaia di piccoli comuni, di cui 130 in Basilicata) oltre che alle singole persone ed agli opinion maker.

Per tutti, queste opinioni di urbanisti di fama mondiale sono tra gli spunti più rilevanti di cui tener conto nel loro lavoro istituzionale di strategie e gestione territoriale. Opinioni che andrebbero valorizzate insieme a quelle di economisti, esperti di agricoltura, salvaguardia del territorio, di mutamenti climatici, di virologi, ecc.

A livello di pubblica opinione, il tema dei borghi è stato positivamente e meritoriamente proposto da storici, letterati, sociologi, critici d’arte, esperti di tradizioni eno-gastronomiche, ecc. Ma ora, decisori istituzionali, opinion maker e singoli membri delle comunità sarebbe auspicabile che dessero maggior attenzione alle opinioni di personalità di livello mondiale per capire ed offrire il proprio aiuto a coloro che nelle singole realtà hanno la responsabilità di individuare concrete e specifiche soluzioni per il destino dei singoli borghi nel più ampio contesto delle grandi trasformazioni di cui ora si intravvedono solo alcuni segni.

Sono piccoli segni che risulteranno d’aiuto e offriranno qualche vantaggio relativo a chi li saprà valutare  con attenzione ed utilizzarli con intelligenza creativa.

Foto di copertina: David Heald © Guggenheim Foundation