Le Langhe alla continua ricerca dell’eccellenza: arte nelle vigne

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Il territorio delle Langhe e Roero, un insieme di Borghi e “colline dal carattere forte” da cui si gode la vista meravigliosa di vigne, borghi, ville, castelli e il tratto delle Alpi con al centro il Monviso, sono da decenni uno dei luoghi più visitati da viaggiatori amanti dell’enogastronomia. Il paesaggio, la storia e le opere architettoniche che ne sono testimonianza, l’industria agroalimentare che ha i suoi punti di forza nelle nocciole e soprattutto nel vino, le cantine, sono tra le motivazioni che hanno determinato il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

Molti dei viaggiatori che si aggirano nei borghi che circondano la città di Alba sono visitatori abituali che ritornano per rivivere le emozioni (si parla addirittura di “mal delle Langhe”) ma sono anche attratti dalla prospettiva di vedere cose nuove in un territorio laborioso che migliora continuamente da quasi due secoli con impegno, competenza, rispetto della tradizione e coraggiose aperture verso l’innovazione fuori dagli schemi.

L’eccellenza dei suoi vini nasce proprio da un’innovazione radicale avvenuta quasi due secoli fa quando nel 1835 il Re Carlo Alberto (vissuto a Parigi in epoca napoleonica) decise di costruire un centro di ricerca per il miglioramento della redditività delle attività agricole sperimentando tecniche di produzione vinicole, cerealicole e zootecniche.

Nelle proprietà di Casa Savoia a Pollenzo/Brà venne costruito dal nulla un complesso neogotico nel quale esperti chiamati dalla Francia insegnarono tecniche avanzate di vinificazione avviando un processo di miglioramento nella produzione che ha portato i vini del Piemonte ai vertici della enologia mondiale. Una storia di progressi che emerge chiaramente dalla visita ad alcuni splendidi musei del vino (a Grinzane Cavour, a Barolo, ecc.) e dello stesso centro della ricerca e sperimentazione avviato nell’800, l’Agenzia di Pollenzo, un complesso multifunzionale che è un’Università del Gusto, un Hotel a 5 stelle, un ristorante stellato, una Banca del Vino, un attivo centro di aste e convegni. L’Agenzia di Pollenzo è ormai un centro di competenza utile non solo per l’industria vitivinicola ed i servizi per l’accoglienza piemontese, ma anche un luogo di formazione di livello internazionale.

Ma oltre alle conoscenze fornite dall’Agenzia di Pollenzo, ciascuna delle importanti cantine produttrici di grandi vini piemontesi (Arneis, Barbaresco, Barbera, Barolo, Dogliani,  Dolcetto d’Asti o d’Alba o del Monferrato, Freisa, Gattinara, Gavi, Grignolino, Nebbiolo, Nizza, Roero, ecc.) è impegnata nel miglioramento del prodotto e nella definizione di strategie competitive anche aggiungendo alle proprie storiche eccellenze nuovi motivi di interesse per il consumatore/visitatore.

Negli ultimi vent’anni, nelle Langhe sono state installate opere d’arte contemporanea che consentono percorsi di visita più ricchi di un tempo perché coniugano la visione di un paesaggio naturale di straordinaria bellezza che unisce in modo sinergico tradizione e innovazione.

Tra le più importanti opere da scoprire in queste peregrinazioni tra vigneti ed arte contemporanea c’è la Cappella del Barolo, nel territorio del borgo di La Morra (Bandiera Arancione del TCI) detto il balcone delle Langhe per la vista su tutti borghi del territorio.
La Cappella del Barolo, che ora è diventata l’icona dell’intera regione Piemonte, in origine era un riparo per i lavoratori costruito in mattoni nel 1914. I Ceretto, proprietari di questa ed altre tenute, dopo averlo salvato dal degrado hanno incaricato due importanti artisti: l’inglese David Tremlett e l’americano Sol LeWitt di farne un oggetto d’arte. Quello che hanno realizzato è strepitoso, come mostrano le immagini.

Poco più oltre, nel borgo di Castiglione Falletto, in un’altra tenuta dei Ceretto ci sono altre bellissime opere: il cancello d’ingresso dello scultore Valerio Berruti con due figure che si avvicinano e si allontanano seguendone l’apertura/chiusura; il Cubo (De Abate), un’architettura trasparente che lascia vedere il paesaggio e che con la sua inclinazione sembra alludere agli effetti del Barolo.

Degli stessi Ceretto, in un’altra tenuta, anche l’Acino, una struttura trasparente dall’interno della quale si possono ammirare i borghi ed i castelli di Grinzane, Serralunga, ecc.

Vicino al bellissimo borgo di Neive, c’è un’altra opera imperdibile di Tremlett, la Chiesetta di Coazzolo con una bella vista dalle colline del moscato al Monviso, con gli stessi colori che si ritrovano poi negli interni di un’altra cappella (visitabile solo su appuntamento) nell’esclusivo relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo.

Altre installazioni molto fotografate sono alcune panchine giganti del designer americano Chris Bangle.

In aggiunta all’arte ambientale, nel territorio delle Langhe esistono importanti collezioni votate all’arte contemporanea:

  • la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Guarene che in futuro installerà anche opere all’esterno;
  • la Collezione La Gaia, con più di 2200 opere di grandi artisti dal primo del ‘900 ai giorni nostri;
  • altre opere d’arte sono nei territori limitrofi del Monferrato oltre che nella vicinissima Torino che ha istituzioni d’arte contemporanea tra le migliori d’Italia, come quella nel Castello di Rivoli.

Queste citazioni per dire che la passione di singoli imprenditori appassionati d’arte si innesta su un tessuto culturale molto qualificato. Un altro elemento importante è la cultura del bello di molti visitatori delle Langhe, specialmente dei moltissimi stranieri del centro e nord-Europa dove ci sono investimenti in arte contemporanea.

CRIS BANGLE
Le Grandi Panchine (big bench) che stanno diventando un simbolo dell’Alta Langa, sono un’attrazione artistica nata da un’idea geniale di Cris Bangle designer di auto statunitense che ha lavorato in BMV, Fiat ed Opel e che dal 2009 si dedica ad altro dalla sua residenza nelle Langhe.

Si tratta di panchine fuori scala che servono non tanto per riposarsi dalle fatiche del cammino (anzi richiedono uno sforzo per salirci sopra) quanto per creare una condizione particolare per guardare e riscoprire la bellezza dei luoghi. Infatti, le dimensioni della panchina fanno sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio con uno sguardo nuovo.
Le panchine sono diventate un’attrazione per i visitatori della zona che le trovano posizionate nei punti più belli, percorrendo stradine situate in terreni privati ma accessibili a coloro che le cercano seguendo l’apposito itinerario.
Le panchine sono parte del BIG BENCH COMMUNITY PROJECT (BBCP) per sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano queste installazioni fuori scala.

Le attività del BBCP – a carattere esclusivo senza fini di lucro – prevedono sia il supporto tecnico a chi vuole costruire una nuova Grande Panchina ufficiale, sia la collaborazione con le eccellenze dell’artigianato locale per realizzare prodotti a esse ispirati, che possano dare un piccolo contributo all’economia e al turismo locali, nel segno dello spirito positivo che le Grandi Panchine portano in questa zona.
Le grandi panchine sono soprattutto nelle Langhe e nel resto del Piemonte. Ma ce ne sono circa 190 in Europa ed una anche a Rionero In Vulture (Pz), in Basilicata.